Digital fundraising in tempi di crisi

Raccogliere fondi in tempi di crisi?Si può grazie al digital fundraising.

Da una crisi può nascere un’opportunità?

Noi pensiamo di sì: grazie al digital fundraising.

si può fare

Mai come in questo periodo di emergenza coronavirus le organizzazioni non profit si sono trovate a dover ripensare completamente le loro attività e le loro strategie di fundraising.

Eventi annullati, face-to-face bloccato, servizi fermi: tutto il tradizionale metodo di raccolta fondi ha subito un colpo non indifferente in ogni settore e ambito.

C’è chi ha dovuto fermare completamente le attività, chi è stato costretto a rivedere all’improvviso gli investimenti in comunicazione, chi il budget dedicato al fundraising.

Ma c’è anche chi è riuscito a reinventarsi in pochissimo tempo e chi ha colto l’occasione per dedicare risorse a ciò a cui prima, magari, non aveva il tempo di pensare.

Ecco che cosa è successo: il digital fundraising è venuto in soccorso delle organizzazioni non profit che lo hanno voluto e saputo utilizzare.

Si, stiamo parlando delle attività di raccolta fondi online, spesso temute dalle non profit e certamente in Italia ancora poco rilevanti rispetto alle attività di fundraising tradizionale.

La reticenza dei donatori a sostenere le cause a cui tengono attraverso l’online, l’età avanzata del donatore medio e la mancanza di digitalizzazione delle organizzazioni non profit, soprattutto di quelle più piccole, contribuisce a fare dell’Italia uno dei paesi che sfrutta ancora pochissimo le opportunità offerte dal digital fundraising.

Ma la domanda aperta, al momento, resta: è possibile che con questa emergenza sia cambiato qualcosa?

Forse sì.

INIZIATIVE DI DIGITAL FUNDRAISING

Migliaia sono state le iniziative lanciate dal terzo settore per fronteggiare l’emergenza coronavirus in Italia, la maggior parte delle quali si è concretizzata grazie al web e forse si è anche superato un po’ quel timore infondato di effettuare donazioni online.

aiuti in italia covid19
Fonte Italia Non profit

D’altra parte era quasi l’unico modo, in quel momento, per poter attivare il fundraising e fare qualcosa nell’immediato.

Raccolte fondi su piattaforme di crowdfunding, tramite landing page dedicate sui siti web dei promotori, attraverso appelli whatsapp e dirette facebook: spuntavano ogni giorno e su ogni canale, a volte anche senza un adeguato coordinamento e coinvolgimento dei beneficiari.

Sono state veramente tantissime; difficile mapparle tutte.

Ci ha provato Italia non profit, cercando di raccogliere le iniziative non profit per l’emergenza (verificate) di tutta Italia e anche quelle a favore degli ospedali.

Tutto ciò ha quindi dimostrato chiaramente la potenza e la potenzialità del digital fundraising e, soprattutto, ha messo in luce la differenza fra le organizzazioni già consapevoli dell’importanza degli strumenti offerti dal web e quelle che invece hanno sofferto la mancanza di investimenti precedenti in questo ambito. 

Anche i donatori hanno trovato nell’online l’unico modo per sentirsi utili e per potersi attivare e fare qualcosa di concreto.

Un italiano su tre ha fatto una donazione e l’età media  dei donatori si è notevolmente abbassata.

Come fa notare Corriere Buone Notizie : “il 30% in più di coloro che già nel 2019 hanno donato per questa causa inviano soldi nel solo mese di marzo. E lo fanno quasi esclusivamente online, servendosi anche di piattaforme di crowdfunding – come Forfunding, Gofundme, Rete del Dono – che veicolano iniziative per decine di milioni di euro e della maxi iniziativa della Protezione Civile capace di raccogliere più di 140 milioni di euro. Accanto a queste una miriade non quantificabile di altre iniziative locali e nazionali.

La raccolta fondi stimata in Italia si aggira attorno 1,2 miliardi di euro, comprensiva di denaro, beni e servizi messi a disposizione da aziende, enti e cittadini.”

Cifre enormi raccolte grazie, e soprattutto, al web.

Certo, l’ambito più finanziato è stato quello sanitario e della ricerca mentre il resto delle attività del terzo settore è stato colpito fortemente dalla crisi con il 38% delle organizzazioni che ha registrato un calo delle entrate superiore al 50% [indagine su 130 realtà non profit effettuata dall’Istituto Italiano della Donazione].

beneficiari covid
Fonte: Italia Non profit

Molte organizzazioni hanno provato a proseguire le raccolte programmate utilizzando altre modalità e altre hanno ripensato le azioni magari in favore di situazioni emergenziali legate al coronavirus.

In ogni caso le più resilienti sono state quelle organizzazioni che avevano già fatto investimenti sul digitale e che sono riuscite ad adattare azioni e budget e a riconvertirli online.

Ne abbiamo parlato anche nel nostro articolo Best practice di fundraising durante il lockdown

Ancora non è chiaro come, quando e in quali modalità l’attività di fundraising classica potrà riprendere a pieno ritmo.

Nel frattempo le organizzazioni non profit devono attrezzarsi e attivarsi per sfruttare di più gli strumenti digitali e investire nel fundraising online, anche per il futuro.

Questo è sicuramente un buon momento per dimostrare come da una crisi possa nascere un’opportunità. 

Se vuoi approfondire l’argomento leggi quali sono i 3 buoni motivi per fare digital fundraising.

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